Home   |    Rivenditori   |    Filosofia   |   

Shakti Innovations

SHAKTI Innovations è un'azienda statunitense fondata nel 1994 in California che nasce con l'obiettivo di realizzare prodotti che aumentino le performances dei componenti elettronici in ambito Audio attraverso un processo che assorba e dissipi quelle che vengono comunemente dette Interferenze Elettomagnetiche (EMI). Tutti i componenti elettronici generano EMI durante il loro funzionamento. Il campo audio fu il primo a cui Shakti si dedicò con l'introduzione dell'Electromagnetic Stabilizer (The Stone), che in poco tempo venne apprezzato dagli audiofili di tutto il mondo. Componente passivo e privo di ogni manutenzione nel tempo, lo Stabilizer dimostrò di essere un facile e indolore upgrade per tutti i sistemi hi-end. Bastava in effetti che venisse posizionato in prossimità degli alimentatori o di altri circuiti elettrici critici per avere un palese beneficio sonico.

Nel 1997 Shakti introduce l' "On-Lines" che incorpora la tecnologia dello Stabilizer in un'unità più compatta che può essere utilizzata in una ampia varietà di installazioni audio, le più frequenti delle quali includono l'applicazione sui cavi di trasmissione di elettricità (segnale, potenza ed alimentazione) o direttamente all'interno dei circuiti elettrici.
Ad oggi la tecnologia Shakti è utilizzata in tutto il mondo e Ben Piazza (il fondatore) va particolarmente fiero di alcuni suoi clienti quali l'Abbey Road Studio e il Pink Floyd’s Astoria Studio.

Nel 2000 le ricerche ed i tests sui componenti Shakti evidenziarono l'efficacia di questi strumenti nelle performances automobilistiche. L'accelerazione e la potenza erogata dal motore di un'automobile aumentavano quando l'Electromagnetic Stabilizer o gli On-Lines erano applicati in prossimità della centralina elettrica o sui cavi di iniezione. Gli stessi principi verificati in campo audio potevano essere riscontrati in campo automotive. Ovunque l'effetto nocivo delle EMI venga ridotto si realizza un effettivo beneficio nella trasmissione del segnale elettrico.

Nel 2002 Shakti presenta la sua ultima creazione l'Hallograph ottimizzatore del campo sonoro ed immediatamente riceve il plauso di critici ed utilizzatori.
Si tratta di due oggetti in legno dalla forma accortamente studiata che, opportunamente posizionati dietro i diffusori, contribuiscono significativamente a ridurre le riflessioni delle pareti della stanza incrementando nettamente tutti i parametri fondamentali dell'esperienza d'ascolto.

L'obiettivo di lungo periodo che Shakti si pone è quello di realizzare prodotti a basso costo, di facile utilizzo e dalle performances scientificamente verificabili per hobbisti curiosi e attenti.

 



Torna all'inizio

Qualsiasi componente di un impianto hi-fi, anche quello più costoso, necessita di tutta una serie di accorgimenti per poter esprimere tutte le proprie potenzialità sonore. Lo sa bene l’utente che poggia il proprio giradischi o CD player su basi anti-vibrazioni, che tratta acusticamente la propria sala d’ascolto, che interpone filtri di rete tra le prese di corrente e i cavi dei propri apparecchi.
Non tutti gli appassionati però, sono coscienti di una realtà che caratterizza il funzionamento di tutti gli impianti hi-fi e che degrada la loro prestazione in maniera subdola ma evidente, in particolar modo, quando si pone rimedio a questo problema.

Si tratta dell’esistenza delle emissioni elettromagnetiche a radiofrequenza o EMI (Electro-Magnetic Interferencies) che qualsiasi apparecchio, in misura maggiore o minore, produce od irradia intorno a sè .
L’emissione di EMI è facilmente spiegabile in apparecchi che trattano segnali ad alta frequenza (sintonizzatori, CD player, convertitori,ecc.). Anche un apparecchio che lavori solo con segnali a bassa frequenza può produrre EMI a frequenze elevate. Infatti possono prodursi fenomeni locali di autorisonanza di certi componenti (trasformatori, condensatori, ecc.) e componenti di distorsione di lieve intensità ma di ordine elevato che portano ad una emissione energetica dal circuito a spese dell’energia dell’alimentazione e dei segnali stessi.
Queste interferenze producono alcuni effetti deleteri sulla qualità del suono dell’apparecchio che le produce:

  • l’energia necessaria alla creazione di questi campi elettromagnetici (perché di ciò si tratta a tutti gli effetti) viene rubata al segnale, limitandone la dinamica,
  • tutti i segnali spurii e propagati dalle EMI creano un rumore di fondo che “sporca” il soundstage e causa una perdita di messa a fuoco dell’immagine,
  • le EMI creano accoppiamenti parassiti tra stadio e stadio del circuito di un apparecchio e tra diversi circuiti di apparecchi distinti, portandoli, in definitiva, a lavorare diversamente dal modo per cui erano stati progettati.

Ovviamente, non tutti i circuiti soffrono in ugual misura di questo problema: i convertitori digitali/ analogici, per loro stessa natura, lavorano con segnali a frequenze elevate, molto ricche di armoniche, sono quindi più inclini ad irradiare una cospicua quantità di EMI. D’altra parte, i circuiti a valvole, a causa delle elevate tensioni in gioco, irradiano anch’essi parecchia energia, anche se a frequenze minori.

Fino ad oggi il problema delle EMI aveva riguardato solo gli ingegneri che si dedicano allo sviluppo di circuiti e che si trovano spesso a combattere con prototipi (o anche apparecchi di pre-serie) che si rifiutano di funzionare come dovrebbero, o che esibiscono strabilianti differenze di suono e funzionamento tra prototipo e prototipo a causa delle EMI. Una pezza qua, un’altra là, ed in qualche modo il modello destinato alla produzione in serie viene fatto funzionare più o meno come ci si aspetta.
La domanda che molti di questi tecnici e progettisti si sono più volte posti è: “Quanto migliorerebbe il funzionamento del mio apparecchio se potessi eliminare gli effetti delle EMI?”.

Per soddisfare questa curiosità, Ben Piazza titolare di Shakti Innovations, ha svolto approfondite ricerche sulla generazione delle EMI e su come interagiscono con i circuiti elettronici. Il risultato di queste ricerche è un prodotto rivoluzionario, in grado di agire efficacemente su questo fastidiosissimo ostacolo al completo sfruttamento delle potenzialità di un impianto hi-fi. Ciò che rende questo strumento assolutamente unico ed indispensabile per qualunque audiofilo che possieda un impianto hi-fi con ambizione di buon suono, è lo speciale e segreto circuito elettronico passivo contenuto all’interno del parallelepipedo. In cosa consiste questo circuito?

Il circuito, composto da una serie di risuonatori a radiofrequenza, elementi piezoelettrici, elementi dissipativi e componenti vari, è passivo: non richiede alcuna alimentazione, ma è in grado di attivarsi qualora immerso in un campo elettromagnetico. Piazza ha sfruttato l’energia stessa del campo elettromagnetico disturbante per alimentare il circuito, come fanno molte chiavi elettroniche a scheda magnetica, in cui il microprocessore in esso contenuto, deputato a fornire il codice d’accesso, viene attivato da un campo elettromagnetico prodotto dalla serratura.
Questo circuito si comporta nei confronti del campo elettromagnetico che lo attiva come un vero e proprio parassita, assorbendo e dissipando in calore tutta l’energia del campo. In effetti, viene a crearsi una situazione di equilibrio tale che la stessa presenza dello Shakti nel volume interessato dal campo impedisce al campo stesso di esistere. Si badi bene: non è magia, è solo un semplice fenomeno di equilibrio energetico in un sistema fisico.
In realtà, sussisterà un minimo campo residuo tale da mantenere la circuitazione dello Shakti sulla soglia dell’attivazione. In questo modo, qualsiasi aumento del campo provoca una istantanea reazione del circuito che ne assorbe e disperde l’energia.

Quali sono gli effetti dello Stabilizer sul suono dell‘impianto hi-fi?
Questi effetti sono tanti e tutti in positivo e si palesano in diversi aspetti del suono: dinamica, precisione della ricostruzione tridimensionale, dettaglio, pulizia generale del soundstage. Esaminiamo questi aspetti uno per uno.

Dinamica
Bisogna tenere presente che un campo elettromagnetico è la manifestazione di un fenomeno induttivo-capacitivo di dispersione energetica. In pratica, è come se in ogni parte di un circuito vi fossero delle induttanze in serie ad un qualunque flusso di corrente (segnale, controllo o alimentazione) e dei condensatori in derivazione da esso.
Questi elementi “fantasma” sono responsabili dell’esistenza del campo, e rubano parte dell’energia per mantenerlo. Ovviamente, maggiore è l’energia in gioco, maggiore è la quantità che ne viene sprecata: si ha dunque una compressione dinamica del segnale trattato dal circuito.
Lo Stabilizer, impedendo l’esistenza del campo, permette al circuito di sfruttare la quasi totalità dell’energia disponibile, riguadagnando così la dinamica intrinseca del messaggio musicale. E’ per questo che, quando l’effetto dello Stabilizer è molto marcato, si ha l’impressione che aumenti il volume d’ascolto! Il maggiore contrasto dinamico, inoltre, permette di meglio distinguere tra loro i singoli suoni, migliorando così l’intelligibilità del messaggio musicale.

Precisione della ricostruzione tridimensionale
L’alterazione della coerenza temporale tra le varie componenti di un suono, dovuta alla fluttuazioni prodotte dal campo disperso che si concatena in maniera imprevedibile con mille altri campi, porta ad una perdita di focalizzazione del suono stesso. In parole povere, risulta più difficile capire da che punto del soundstage provenga il suono: voci e strumenti che sembrano muoversi, grossi spot che emettono indistintamente un suono… Questo effetto viene in genere mascherato dalle pecche dell’ambiente, che a loro volta producono effetti ancora più nefasti. Ma anche nell’ambiente meglio trattato acusticamente, una parte della perdita di focalizzazione permane, dovuta alle EMI.
Per capire quanto lo Stabilizer sia efficace nel migliorare la messa a fuoco dell’immagine sonora, è utile ascoltare un’incisione monofonica. In un sistema ideale, l’immagine di tale incisione dovrebbe essere precisamente condensata in un punto ristretto al centro tra i due diffusori. In realtà, un rapido ascolto evidenzia che ciò non accade: il suono proviene da un’area più o meno ampia tra i due diffusori. L’applicazione dello Stabilizer porta ad un subitaneo collassamento di quest’area, al limite di un minuscolo punto di emissione. Più piccolo è questo punto, più precisa sarà la focalizzazione dei singoli strumenti e voci di un’incisione stereofonica.

Dettaglio
La precisione con cui il messaggio musicale viene restituito all‘ascolto dipende molto da come l’impianto tratta i segnali e le armoniche di intensità minore. Se, a causa di una dispersione di energia come quella prodotta dalle EMI, si sottrae energia a queste componenti del suono, si perde una parte importantissima di quelle informazioni che ci permettono di riconoscere una voce o di distinguere il tipo di strumento utilizzato dall’interprete. Diventa così impossibile apprezzare le sfumature interpretative di un cantante, o il tocco di un pianista, si perdono tutti quei piccoli suoni che permettono di capire se il pianoforte è uno Stanway o un Bosendorfer, se la membrana di un rullante è in nylon o in pelle, se la cantante ha serrato la gola in quel particolare passaggio. Sono queste le informazioni che, se percepite, contribuiscono grandemente all’illusione della ricostruzione dell’evento.
Lo Stabilizer contribuisce a recuperare queste informazioni, rendendo quindi l’ascolto più realistico.

Pulizia generale del soundstage
Il cosiddetto rumore di fondo che caratterizza qualsiasi incisione, è l’elemento di maggiore ostacolo nella creazione di un credibile ritratto sonoro dell’evento originale. Ma quanto di questo rumore è contenuto nell’incisione? La mancanza quasi totale di rumore di fondo in un impianto in assenza di musica porterebbe a pensare che quasi tutto il rumore sia contenuto nell’incisione e che l’impianto non contribuisca apprezzabilmente all’aumento del livello di rumore.
In realtà le cose non stanno proprio così. L’entità del campo elettromagnetico disperso da un apparecchio è infatti grossomodo proporzionale all’intensità dei segnali trattati dall’apparecchio stesso. Ciò ci suggerisce due osservazioni importanti. Primo, il rumore tende ad aumentare, per colpa dell’impianto, in presenza di musica. Secondo, il rumore non ha più le caratteristiche ideali che lo renderebbero più sopportabile (distribuzione uniforme a tutte le frequenze, assoluta indipendenza dalle caratteristiche del suono), ma diventa per certi aspetti molto simile al suono stesso, risultando così molto fastidioso per l’ascoltatore.
Lo Stabilizer riduce o elimina totalmente questo rumore correlato al segnale, rendendo così il messaggio più chiaro e piacevole. Il soundstage diventa più silenzioso, gli strumenti più stagliati e precisi, le informazioni di ambienza più facilmente percepibili.

Verifica tecnica
Per effettuare i test necessari alla certificazione americana EC, i tecnici del laboratorio hanno utilizzato un‘antenna trasmittente a larga banda che, collegata ad un amplificatore a radio frequenza, emetteva il segnale prodotto da un generatore. Il segnale emesso aveva la caratteristica di possedere armoniche di livello costante su tutta la banda emessa, ad intervalli di 1MHz. Il segnale emesso veniva poi ricevuto da un’altra antenna a larga banda. Si verificava l’efficacia dello Shakti misurando l’intensità del campo rilevato dall’antenna ricevente con lo Shakti appoggiato su di essa e confrontando questo valore con quello ricevuto dall’antenna priva dello Shakti. Lo Shakti veniva poggiato sull’antenna ricevente grazie ad una struttura appositamente costruita.
Lo Shakti attenuava le armoniche di un fattore compreso tra i 3 e i 10dB. L’immagine seguente si riferisce ad un intervallo campione tra 312,5-362,5MHz di frequenza. Analoghi risultati si riscontrano su altri intervalli dimostrando che lo Shakti è efficace su una vasta banda, per cui può agire positivamente su una larghissima categoria di disturbi ed emissioni generati o ricevuti da varie apparecchiature hi-fi.

 



 



Torna all'inizio

Shakti "The Hallograph"
Trovate una recensione completa in inglese di Stephæn Harrell su 6moons.com all'indirizzo:
www.6moons.com/audioreviews/shakti/hallograph.html



Shakti "On-Lines"
Recensione su TNT Audio di Febbraio 2009 cliccando qui.



Shakti "The Stone"

Recensione su TNT Audio di Febbraio 2009 cliccando qui.
"... la definizione è immediatamente migliorata a tutte le frequenze, e la musica ha acquistato più corpo senza sacrificare il dettaglio. Non parlo di differenze minime o rarefatte. Non voglio dire che l'apparecchio era di colpo diventato inascoltabile senza gli Shakti, ma ci siamo molto vicini..."

Per leggere le recensioni che le riviste italiane Stereo, Audio Review e Fedeltà del Suono gli hanno dedicato negli scorsi anni 
cliccate qui.
Per le recensioni di Stereophile e Positive Feedback tradotte in italiano
cliccate qui.


Inoltre riportiamo di seguito alcuni stralci di recensioni che lo Shakti "The stone" ha collezionato su riviste di tutto il mondo:

POSITIVE FEEDBACK, VOL.5 N.3
di Clark Johnsen
…Lo Shakti, descrittomi da uno dei più rispettabili rivenditori come “la scoperta audio del 1995, se non anche di tutto il decennio!” Niente di ciò che abbiamo mai letto ci prepara alla teoria che c’è dietro a questo oggetto: lo prenderò per come è. La pietra, un minerale composito brevettato con al suo interno elementi magnetici e cristallini e camere di risonanza, sta al di sopra di (o in mezzo a) componenti elettronici, e non li smorza né scherma alcuna radiazione: piuttosto, assorbe certe indesiderate emanazioni. L’impressionante risultato, non ottenibile con alcun altro mezzo conosciuto, comprende una riduzione del rumore di fondo e una maggiore chiarezza, un soundstage più profondo e una musicalità globalmente migliorata. Non economico: $230 ciascuno. Spiacente ne vorrete parecchi...

THE ABSOLUTE SOUND N. 110
Di Jonathan Valin
Le pietre Shakti
Solo un’altra scatola nera ticchettante, giusto? In una parola, no. Queste cose non ticchettano. Non c’è niente di nuovo in esse. Sono pietre, eppure fanno qualcosa e non intendo qualsiasi cosa. Intendo qualcosa di buono.
In realtà non sono solo pietre. Secondo il progettista Ben Piazza: “Gli Shakti non sono dispositivi di controllo della risonanza. E’ uno stabilizzatore elettromagnetico che interagisce con i campi elettromagnetici AC dei componenti. Questa interazione riduce le interferenze elettromagnetiche nel componente trattato. Un ingegnere ha definito Shakti un “ammortizzatore di EMI”.”
Ora questa interazione magnetica può essere realmente udita con un segnale stazionario non musicale. Piazza afferma che se si invia un tono di prova a 400Hz nei diffusori, e poi si posiziona uno Shakti sull’amplificatore, il tono cambia in intensità immediatamente, ed ogni effetto di intermodulazione sparisce quasi completamente. Sono letteralmente terrorizzato da questo test.
Le pietre hanno sulle elettroniche alcuni degli stessi effetti che i filtri RFI Versalab di John Bicht hanno sui cavi di interconnessione e di alimentazione. Usate nel modo giusto, gli Shakti rendono più intelleggibile i minimi dettagli (in particolare quelli armonici e dinamici più delicati), riducono le componenti e la granulosità del rumore intertransitorio, incrementano la trasparenza, migliorano marcatamente la messa a fuoco e, in definitiva, producono semplicemente un suono più realistico che con i componenti non “shaktizzati”.
Gli effetti dello Shakti variano da impianto ad impianto, e da componente a componente in un impianto. E mentre le singole differenze possono essere sottili, sono costanti su tutte le registrazioni, ed evidenziano una sostanziale differenza nella presenza relativa di strumenti e voci. Nelle registrazioni per grande orchestra questa riduzione di granulosità, l’incremento della tridimensionalità e l’affinamento della messa a fuoco incrementano marcatamente la trasparenza, permettendo una visione più chiara del soundstage.
Secondo Piazza, gli Shakti sono facili da usare quanto una torta: piazzateli sopra il trasformatore di alimentazione del vostro amplificatore, preamplificatore CD player ecc., poi ascoltate. In generale ho notato che gli Shakti funzionano al meglio quando posizionati sopra il trasformatore di alimentazione dei componenti, ma ho anche notato eccezioni, come con l’ARCSP-10MK II ed il convertitore Jadis JS-1, i quali sembravano gradire le pietre sopra lo stampato principale. E’ chiaro che qualche apparecchio lavora meglio senza Shakti,alcuni altri sembrano non accorgersi neanche di loro; occasionalmente si ha l’impressione di ottenere addirittura troppo. Quando gli Shakti funzionano, incrementano notevolmente la messa a fuoco, riducono rumore e granulosità schiariscono il dettaglio e migliorano la dinamica, ma fino ad un certo punto. Oltre quel punto, il guadagno in fuoco e chiarezza è accompagnato da un assottigliamento dell’ambienza e del colore degli strumenti, ed un incremento nella definizione e brillantezza dell’estremo alto. Dove si trova questo punto di non ritorno dipende esclusivamente dai componenti con cui usate gli Shakti.
Gli Shakti funzionano,almeno nel mio impianto, e abbastanza bene da renderli una valida aggiunta. Producono un miglioramento così marcato che dovrebbero essere considerati un componente essenziale.

MondoAudio - via Provinciale, 59/J 24060 Cenate Sopra (BG) // Tel. 035 561554 − Cell. 347 4067308 // Email: info@mondoaudio.it // P.IVA:. 03454700166
Copyright © MondoAudio. All Rights Reserved. Powered by netskin.net | Links